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Proposta Padova

Documento in progress presentato dalle Associazioni Pace, Diritti Umani e Cooperazione Internazionale in occasione del convegno “Educare alla globalità è la sfida della cooperazione internazionale”1

Premessa

  1. Il Tavolo delle associazioni pace diritti umani e cooperazione internazionale di Padova, ha avviato la stesura di una “proposta” a più mani, nella prospettiva di portare un contributo su quelli che sono, o dovrebbero essere, i fini veri dell’impegno della cooperazione internazionale allo sviluppo.
  2. Per rispondere alle domande Chi? Perché? Come? riguardanti la cooperazione allo sviluppo, appare opportuno coinvolgere non solo il mondo del volontariato per la cooperazione, ma anche di sociologi, psicologi, economisti, filosofi … Necessita, in altre parole, il confluire delle molteplici visioni di soggetti che non si fanno condizionare dai luoghi comuni dell’economia vigente in occidente e delle azioni di cooperazione attuali. Un confronto potrebbe far nascere una nuova immagine non della cooperazione che vorremmo ma della cooperazione che dovremmo (pensando di separare la cooperazione allo sviluppo da quella indirizzata a scongiurare la fame, le malattie, per far fronte alle emergenze).
  3. Se questo Tavolo padovano di ideazione permanente, sarà arricchito da contributi innovativi, potremo diventare interlocutori autorevoli anche del mondo politico che per natura e competenza ha una sfera di responsabilità diversa rispetto a quella del nostro ambito e rispetto a quella dell’economia. La politica non può sempre cogliere le dinamiche che noi percepiamo, per questo ha bisogno della nostra visione che scongiuri il rischio che risorse siano sprecate in progetti fondati su pensieri deboli e stantii.
  4. Quello che può fare la differenza negli ambiti della cooperazione è il ruolo dell’imprenditoria sociale. Quando parliamo di sostenibilità pensiamo al suo modo triarticolato d’essere ottenuta: sociale, ambientale ed economico. La sostenibilità economica la può assicurare solo chi ha abilità, attitudini e competenze imprenditoriali. La nuova cooperazione allo sviluppo ha anche bisogno di uomini e donne che sanno dare all’impresa una connotazione sociale senza trascurare la profittabilità in termini economici e finanziari, destinandola in parte a fini altruistici e sociali.
  5. Per quanto riguarda l’Africa, ad esempio, è maestro di imprenditorialità chi apprende sul campo e non sui banchi di scuola. Quel continente ha bisogno di mastri-imprenditori non più solo di volontari e cooperanti. Non di risorse finanziarie donate a pioggia, ma di investimenti su progetti imprenditoriali i cui pionieri non possono che essere imprenditori occidentali etici e di buona volontà, in grado di capire come l’Africa può essere quel continente in cui realizzare se stessi e nel contempo gli altri, facendo nascere una nuova economia del bene comune.
  6. Pensiamo che l’attuale economia capitalista, prevalentemente finanziaria, non possa generare nel medio-lungo periodo uno sviluppo che valorizzi le risorse locali orientandole verso uno sviluppo autonomo. In Africa, ad esempio, dovremmo scoprire-valorizzare l’economia reale di una agricoltura inserita in una ruralità forte, di un artigianato diversificato e qualificato, di una attività formativa pertinente al contesto locale, di una sanità per molti. Prima di allora nostro compito è cogliere le buone idee buone, condividerle, orientarle in finalità sociali e dare loro risonanza lì dove le decisioni sono assunte a volte in modo discutibile. La

La cooperazione che dovremmo

  1. INDIRIZZARSI VERSO UNA COOPERAZIONE SVINCOLATA DALLE RISORSE FINANZIARIE
    Molto spesso la cooperazione internazionale è vincolata alle risorse monetarie. Una graduale inversione di pensiero porta a ridurre l’importanza del vincolo finanziario, per valorizzare l’attivazione di risorse locali con forte coinvolgimento delle comunità partner. Passare quindi da un paradigma della pura crescita economica a un co-sviluppo promosso nell’ambito di un interscambio con le comunità locali portatrici di propri valori e priorità.
  2. PASSARE DAL PROGETTO AL PROCESSO, DALL’AZIONE ALLA RELAZIONE
    Alla luce dei numerosi insuccessi di interventi di cooperazione allo sviluppo in varie parti del sud del mondo, la cooperazione potrebbe essere riconsiderata come processo di mediazione e trasformazione sociale che valorizza il valore della giustizia, e delle buone istituzioni, quale antidoto alla corruzione spesso alla base del fallimento di tanti progetti e della pace senza la quale è privo il significato di sviluppo.
  3. INVESTIRE PRIORITARIAMENTE NEL CAPITALE UMANO E SOCIALE
    Un investimento nel capitale umano (formazione ed educazione) e sociale (reti di relazioni) è il presupposto per favorire una reale crescita basata sull’interscambio. L’investimento va fatto non solo sulla comunità su cui si interviene ma anche sulla “comunità dei donatori”, ovvero sulle comunità del nord al pari di quelle del sud. La cooperazione che voglia generare cambiamento deve affermare e praticare l’autonomia e non la dipendenza tra le parti.
  4. FAR PREVALERE LA SOLIDARIETA’ NEGLI INTERVENTI DI COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO La solidarietà è il fine della convivenza umana. Le dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo e le costituzioni di molti stati democratici hanno come fondamento la solidarietà tra le persone. La solidarietà può essere considerata l’espressione laica della carità cristiana. La solidarietà interpella tutti, credenti, indifferenti, non credenti. Il legame sociale che ci lega gli uni agli altri ci impone dei doveri, ma è la condizione senza la quale non è possibile garantire diritti2.
  5. EDUCARE ALLA MONDIALITA’ 3
    Il mondo delle istituzioni educative può costituire una eccezionale palestra anche sui temi della cooperazione internazionale. Le Università in particolare (e Padova tra queste con la sua secolare esperienza), possono giocare un ruolo di avanguardia. In tale ambito vanno superati “fini particolari” che talvolta ispirano l’azione formativa in taluni atenei (gli interessi personali, economici, politici, corporativi dei vari soggetti coinvolti nel sistema). Fondamentale appare a tal riguardo la cultura che distingue fini e mezzi4. Il rischio di scambiare i mezzi per fine nella attuale cultura dominata dall’attivismo del “fare per il fare” è molto alto. La proposta è quella di assumere l’educazione alla mondialità come fine capace di orientare una nuova cooperazione internazionale (mezzo) verso nuove mete di sviluppo sociale ed economico.

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1 Tale Convegno è stato promosso dalla ong padovana AES-CCC a Padova il 18 novembre 2017 in occasione dei 50 anni della medesima ong 2 La Chiesa cattolica dà la seguente definizione di solidarietà: “Non è un sentimento di vaga compassione o di superficiale intenerimento per i mali di tante persone vicine o lontane. Al contrario, è la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti”. (Sollecitudo rei socialis n. 38) 3 Sull’importanza dei fini e del giusto rapporto tra fini e mezzi è interessante richiamare anche quello che 500 anni fa diceva S. Ignazio di Loyola “… senza subordinare, né tirar il fine al mezzo, ma il mezzo al fine”. Il Santo si riferiva al trascendente dell’uomo, ma nella realtà attuale il criterio è applicabile anche alle decisioni concernenti la politica educativa, che comunque è una questione che riguarda bisogni fondamentali dell’uomo di natura culturale e spirituale (difendersi dall’ignoranza). 4 I fini riguardano quegli interventi che perseguono un miglioramento nei confronti di varie dimensioni della qualità della vita dei singoli e delle comunità, riferibili ai: bisogni fisici (alimentazione, salute, …), bisogni culturali (formazione, sicurezza,…), bisogni spirituali (quelli riguardanti la sensibilità per i valori che superano la materialità e l’immediatezza della propria esperienza) , le aspettative (di non esclusione sociale, di superamento di situazioni disattese,….). I mezzi riguardano: le risorse umane e materiali,i processi produttivi e organizzativi, gli interventi di riparazione, prevenzione, promozione, …..

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